Tuareg

Ragazza-Tuareg
immagine dal web


“Narra la leggenda che Allah, in collera con gli uomini, decise un giorno di punirli facendo cadere sulla Terra un granello di sabbia per ogni loro peccato. E dove un tempo c’erano fiumi e savane, dove correvano leoni e gazzelle, nacque il Sahara, il padre di tutti i deserti”.  Il vecchio Said ama suggestionare i turisti con storie impregnate di esotismo. Ogni sera attorno al fuoco dell’accampamento, racconta di miraggi, tempeste di sabbia, oasi prodigiose disperse tra le dune.

 

 

IL MISTERO TUAREG

“Tuareg” è un termine spregiativo coniato dagli arabi: significa “abbandonati da Dio”. I leggendari nomadi del Sahara preferiscono chiamarsi “imohag”, gli “uomini liberi”. Sono un popolo di stirpe berbera, le cui origini rimangono avvolte nel mistero: potrebbero discendere dagli antichi egizi, provenire dallo Yemen, oppure derivare dai mitici Garamanti, gli abitanti del Sahara citati da Erodoto, la cui straordinaria civiltà è stata raffigurata sulle rocce del deserto, in pitture e incisioni rupestri giunti quasi intatti fino a noi. Oggi i Tuareg sono stimati in circa un milione di persone: 500 mila vivono in Niger, 300 mila in Mali, 50 mila in Libia, 30 mila in Burkina Faso, 20 mila in Ciad, poche migliaia si trovano in Senegal e Ciad. I Tuareg parlano la lingua tamashek (oppure il tamahak nel massiccio dell’Hoggar e l’altopiano del Tassili n’Ajjer, in Algeria) e possiedono un alfabeto particolare, il tifinar, costituito da lettere e segni che possono essere scritti da destra a sinistra o viceversa, e in diagonale nei due versi (lettere guida permettono di capire la direzione nella quale la parola è scritta). I loro poemi e racconti vengono però tramandati per tradizione orale da cantori musicisti che si accompagnano con il tamburo e il liuto.

 

LA LIBERTÀ DELLE DONNE

Convertiti all’Islam in seguito alla penetrazione delle popolazioni arabe, i Tuareg hanno mantenute intatte credenze pagane, o quantomeno, premusulmane: sono convinti, ad esempio, che gli alberi e le pietre possiedano un’anima, e realizzano amuleti per tenere lontani i “ginn”, gli spiriti maligni che abiterebbero il Sahara. Sono generalmente monogami e la società è di tipo matriarcale: le donne Tuareg, diversamente dalle altre musulmane, vanno a volto scoperto, godono di molte libertà e prendono parte alle decisioni che guidano le comunità. Sono le depositarie principali della scrittura e quindi responsabili dell’educazione dei figli. La tradizione vuole che siano state proprio loro a introdurre tra gli uomini l’uso del “taguelmust”, il turbante impregnato di indaco che lascia scoperti solo gli occhi e che colora la pelle (oggi non viene quasi più usato, se non nei giorni di festa). Pare infatti che in seguito a una battaglia in cui i cavalieri Tuareg non eccelsero per il coraggio, le donne, vergognatesi, imposero ai mariti l’uso del velo

ABILI ARTIGIANI

 

L’artigianato Tuareg è semplice e raffinato al tempo stesso: con il cuoio i nomadi realizzano gris-gris (portafortuna), borse, portafogli e selle per i cammelli (le più belle – fabbricate nell’Air, in Niger – sono decorate sulla parte anteriore con un puntale in cuoio e ai lati con piastrine d’argento o d’alluminio). L’argento viene lavorato per creare collane, orecchini e braccialetti. Altri oggetti tipici sono i pendenti-contenitori di talismani, le bacinelle di rame stagnato, le guerba (otri di pelle di capra) e i lucchetti placcati in argento e rame, con chiavi finemente cesellate. L’emblema del popolo Tuareg rimane la croce di Agadez, che i fabbri personalizzano con originali motivi geometrici.

 

IN DIFESA DEI NOMADI

Dice un poema caro ai nomadi del Sahara: “Dove sono le tende della nostra infanzia aperte verso l’orizzonte di stelle, verso il deserto della libertà errante ?”. La fierezza e l’indipendenza dei Tuareg è oggi piegata dall’aggressione della società moderna. I leggendari “uomini blu” tanto cari alle iconografie occidentali sono sfrattati dalle loro terre, costretti ad abbandonare la vita nomade, perseguitati dal razzismo.

 

 

 

 

I Tuareg vivono in bilico tra passato e presente, tra modernità e tradizioni, con l’impossibilità di tornare indietro nel tempo e la difficoltà oggettiva ad assimilare nuovi modelli culturali. Non hanno smesso di sognare gli spazi senza fine del Sahara. Sono nomadi anche da fermi, perché – come ha scritto qualcuno – “L’essere nomade è un modo di vivere, ma anche un modo di pensare”.
“Solo quando viaggio nel deserto mi sento davvero felice”, mi confida Hassan, un Tuareg di origini nigerine. “Una casa, una vera casa di pietra o mattoni, è come una tomba… Si può anche vivere qualche volta sotto una tenda, ma la cosa migliore per noi è dormire sotto un tetto di stelle”.

Speciale a cura di: Marco Trovato il testo

http://landsofshadow.medialighieri.it/griot/tuareg/tuareg.htm

 

attivare audio

BUON FINE SETTIMANA A TUTTI !

 

 

 

Annunci